MQ

POGGIO BRACCIOLINI (1380-1459)
Da: Le facezie [Facetiae, 1438-1452]

Scelta e nota di Giovanni Dall'Orto

COMMENTO

Gli estratti qui proposti sono tolti (con qualche ritocco per modernizzare la lingua) dalla traduzione dal latino pubblicata online nelle Mori's humor pages, che a sua volta è quella, di autore ignoto, pubblicata dall'editore Sommaruga di Roma nel 1884.

Non esiste a quanto pare online il testo latino completo delle Facetiae, ma solo un estratto che si ferma alle prime 120. Per un confronto ecco il testo della 107 (106 nella traduzione italiana), l'incontro con un orrido travestito che di notte riusciva a farsi credere una donna bellissima:

107 Alia Fabula Per Angelottum Dicta

Aderat Angelottus, Episcopus Anagninus, cum haec Cincius recitasset, et alteram huic similem fabellam dixit: 'Affinis,' inquit, 'meus' (nomine eum appellans), 'cum noctu urbe deserta perambularet, obviam mulierem, quam existimabat, et quidem speciosam forma, ut videbatur, cognovit. Tum illa, ad eum terrendum, in hominis turpissimi formam versa: 'Et quid egisti?' inquit, 'equidem te, insulse, decepi.' Tum ille: 'Ut lubet,' intrepidus inquit, 'et ego tibi culum maculavi.'

POGGIO BRACCIOLINI (1380-1459)

Da: Le facezie
[Facetiae, 1438-1452]


CVI
ALTRA STORIA NARRATA DA ANGELOTTO

Quando Cencio narrò quella storia, era presente Angelotto, vescovo di Anagni, e raccontò di un altro caso simile: "Un mio parente", disse (e ne fece il nome), "una notte che passeggiava per la città deserta, incontrò una donna, a quanto credette, che gli parve anche bella, e con quella fece l'affar suo.

Ed essa, dopo ciò, per spaventarlo, cangiata in aspetto di bruttissimo uomo: 'E che hai tu fatto?' gli disse. 'Per verità, io, sciocco, ti ho ingannato'.

Ed egli: 'Come ti piace', rispose franco, 'ed io t'ho macchiato il culo'".


CLXXXI
DI UNO CHE LODÒ GRANDEMENTE UN GIOVANE ROMANO

Uno dei miei amici lodava assai un giovane romano di bellissime forme, e oltre ogni dire virtuoso, che coltivava le buone lettere, e ne esaltava la bellezza e il costume. E infine, dopo averne fatte molte lodi: "Io penso", disse, "che nostro signor Gesù Cristo alla sua età non fosse altrimenti".

Enorme elogio della bellezza, che né Cicerone né Demostene avrebbero saputo dire!


CLXXXVII
FACEZIA SULLO STESSO [cioè l'umanista rivale Francesco Filelfo]

E allora sorse a dire un altro, che pure era uomo gioviale: "Non è da meravigliarsi se [dicendosi] nipote di Giove egli abbia imitate le imprese del nonno, e abbia rapita un'altra Europa e un altro Ganimede".

Il nostro amico ricordava con queste parole il ratto che Filelfo aveva fatto di una fanciulla greca, figlia di Giovanni Chrysoloras, che mandò poi in Italia quando se ne fu servito, e la storia di un certo giovinetto di Padova che per la sua bellezza egli aveva condotto con sé in Grecia.


CXC
STORIA PIACEVOLE DI UN TALE CHE SI SERVÌ DI TUTTA UNA FAMIGLIA

Un fiorentino aveva in casa sua un giovane che insegnava le lettere ai suoi figlioli. Costui, colla continua dimora nella casa, ebbe prima la cameriera, poi la nutrice, quindi la padrona e finalmente gli stessi discepoli.

Quando il padre, che era uomo molto gioviale, se ne accorse, chiamò segretamente il giovane nella sua stanza: "Poiché", gli disse, "vi siete servito di tutta la mia famiglia (e che buon pro vi faccia) voglio che ora di me stesso usiate".

 



L'Archivio di Storia Gay e Lesbica è a cura di Giovanni Dall'Orto

Tutti gli articoli qui pubblicati appaiono per gentile concessione degli autori.
© dei singoli autori e di MondoQueer.