MondoQueer
rassegna stampa
clicca sul logo per tornare alla prima pagina


L'Osservatore Romano
7 ottobre 1999

Il convegno di Pisa sulle coppie di fatto

Altro che libertà
Altro che autoregolamentazione
Altro che Europa

Dopo quanto avvenuto in Francia con il Pacs, si ha l'impressione che in Italia si vogliano affrettare i tempi per dare riconoscimento legale a nuove forme di unioni familiari. Delle unioni di fatto si è parlato in questi giorni nel convegno di Pisa. Sono stati invitati a partecipare, come relatori, personalità favorevoli alla loro soluzione giuridica. È stata scelta Pisa per evidenti motivi ideologici: è stato infatti il primo comune in Italia a istituire il registro civile per l'iscrizione delle coppie di fatto. Nel convegno sono state ripetute le solite motivazioni giustificative. In sostanza è stato detto che chi non intende legarsi in matrimonio ha diritto di ottenere un riconoscimento giuridico per il legame affettivo. Quale strumento è stato indicato un "patto", un "accordo" una specie di "autoregolamentazione" fra interessati, di cui poi le autorità pubbliche dovrebbero prendere atto ai fini dell'applicazione di norme giuridiche relative alla famiglia. È stato precisato che l'"accordo di convivenza è pensato in alternativa al riconoscimento pubblico delle coppie di fatto che prefigura una sorta di equiparazione con il matrimonio". E inoltre per lasciare "impregiudicata la discussione sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, di cui va affermata la legittimità sul piano del principio". Infine, "l'autoregolamentazione delle relazioni di coppia dovrebbe in prospettiva toccare anche l'istituto di matrimonio. Si tratterebbe (parole testuali) di ampliare l'area dei rapporti regolabili in via convenzionale attraverso un maggiore ricorso agli accordi prematrimoniali". Ci siamo dilungati a riferire le proposte presentate da autorevoli esponenti politici di sinistra perché la grave e delicata questione del riconoscimento delle unioni di fatto non sia valutata nella semplice domanda "sì o no". L'intento dei promotori del convegno di Pisa e dei partecipanti è più che evidente. Anzitutto, far pressione sull'opinione pubblica esibendo un elevato numero di conviventi che attendono una regolamentazione dello status per definire e tutelarne i diritti civili, sociali e patrimoniali. In secondo luogo, si usa un linguaggio felpato: non si vuol creare allarme circa la sorte della famiglia fondata sul matrimonio, costituzionalmente protetta, alla quale non s'intendono assimilare le convivenze regolate dall'accordo che è solo di natura privata. Finora non è stato noto quale sarà la linea vincente del convegno. È comunque da ribadire con fermezza che la soluzione pragmatica o all'americana, come anche la soluzione francese o quella "nordica" della registrazione, sono tutti surrogati ai quali non possono essere attribuiti i diritti che l'ordinamento dello stato riconosce all'istituto familiare. Tanto meno può essere accettata l'ipotesi di estendere l'accordo agli omosessuali. L'aberrazione, già grave per le convivenze, toccherebbe il suo punto massimo di oscuramento di valori, di civiltà e di degrado morale. Domenica 31 ottobre Giovanni Paolo II, parlando in una parrocchia romana, ha affermato: "Alle autorità civili chiedo ancora una volta di adoperarsi affinché la famiglia fondata sul matrimonio sia promossa e tutelata, senza venir confusa con altre ben diverse forme di unione". Il Papa ha usato un linguaggio pastorale, ma la denuncia è ugualmente chiara e inequivocabile. Se una società democratica avanzata non difende l'istituto familiare nel suo modello originario è destinata ad avviarsi ad un processo di decomposizione sociale con gravissime conseguenze per i figli, per gli individui deboli e per il futuro della stessa società. Altro che libertà, altro che autoregolamentazione, altro che Europa.

(Gino Concetti)


MondoQueer" e' una iniziativa senza scopo di lucro. Sono graditi contributi, articoli e segnalazioni.