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Il Manifesto
9 dicembre 1999

NOIR IN FESTIVAL
Il Giappone mutante di Takashi Miike

E' la scoperta del '99, cineasta estremista e di confine

di Cristina Piccino - Courmayeur

E' stato la scoperta del festival, Miike Takashi, classe 1960, nato a Osaka, cresciuto nel gruppo di quella nuova onda del cinema giapponese che va da Shinjia Tsukamoto a Mochizuki Rokuro, spericolato frequentatore del "genere" yakuza ultracomtaminato - lo ha lanciato il festival di Rotterdam con una retrospettiva - e nelle atmosfere "blu" di Murakami Ryu, lo scrittore di Tokio decadence, che ha ispirato con un altro dei suoi romanzi anche Takashi per l'ultimo film Audition. Non solo. Takashi lavora anche con Morioka Toshiyuky che è lo sceneggiatore di Rokuro, che è quello forse più vicino a lui per stile e scelta di soggetti e con Yamamoto Hideo che ha firmato la fotografia di Hana-bi di Takeshi, a conferma di un legame nel lavoro sui codici di immaginario che attraversa il cinema giapponese contemporaneo nelle sue dimostrazioni avanzate. Il che significa rottura di regole, generi che vengono frantumati, personaggi che spiazzano il ruolo dell'eroe, vittima o carnefice. In più un erotismo estremista e un certo gusto per la provocazione mescolati a riflessioni sull'identità (ci sono diversi personaggi di giapponesi figli degli orfani abbandonati in Cina), spesso svuotata di punti di riferimento, o sul corpo mutante come le immagini.

Viaggiando in rete si scopre che Takashi è un regista di supercult nella comunità gay giapponese, e in effetti i suoi undici lungometraggi (è uno superproduttivo perchè poi lavora per la tv e gira original video, film a bassissimo costo su argomenti fissi), sono puro cinema transgender, per ambiguità, erotismo soffuso, mancanza di "centri" maschili e femminili miscelati alle fantasie ossessive più inconfessabili. Basta prendere, per fare un esempio, un film come Fudo-Le nuove generazioni, lotta in una famiglia di potenti yakuza con il giovane figlio, Fudo, che vuole eliminare il padre anche per vendicare il fratello maggiore decapitato nel sonno dallo stesso genitore anni prima. Al di là della guerra "generazionale" tra i due ci sono elementi spiazzanti, forse anche perchè all'origine di Fudo c'è un manga (di Tanimura Hiroshi) che determina quel tono surreale in cui ogni scelta per eccesso diventa credibile.

Ma: proviamo a pensare cosa accadrebbe qui da noi tra commissioni di censura e associazioni dei genitori a vedere bimbetti armati soldatini del giovane yakuza nella guerra al vecchio? Già perchè Fado si serve di un'armata di bambini, graziosi, innocenti coi loro sacchettini del McDonald che nascondono pistole con cui fanno fuoco i mafiosi adulti. E anche loro muoiono rinviati al mittente dentro a un saccheto della spazzatura. Fudo, poi, il giovane protagonista concentra tensioni antichissime del Giappone, samurai con tatuaggio nascosto, e moderne, geniale hacker cyber, complici le due compagne di scuola ancora con la divisa che tanto fa impazzire i giapponesi maturi di cui scopriremo una è ermafrodita e di notte lavora in locale dove lancia dalla vagina freccette anche mortali armi. Così rimescola le carte dello yakuza anche Mafia in Giappone- Ley lines dove c'è lo stesso mix di comicità assurda, tra la commedia di Hong Kong e il fumetto che troviamo in Takashi, e quella melanconia struggente della perdita e della consapevolezza di non vivere da nessuna parte.

E' un non-luogo infatti per i tre amici cino-giapponesi Tokio dove arrivano dopo una fuga dal villaggio e dove incrociano i loro destini a quelli di Anita, prostituta che è come una bambola rotta dopo ogni incontro con i clienti sadomaso. Ma la metropoli di Takashi è caotica, inafferabile, barocca nei suoi intrecci che non lasciano scampo. Audition che è l'ultimo film segna una svolta, lavora sui rapporti e sugli incubi personali di sesso e eros senza nessun accenno alla yakuza. Anche se, e questo a accentuare l'essere transgender del suo cinema Takashi è uno che viaggia veloce. Proprio come i suoi personaggi e gli spazi mentali che li circondano.


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