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Il Manifesto
17 dicembre 1999

CINEMA
John Travolta a West Point.
"La figlia del generale"

Storia gotica di sesso e morte secondo "il metodo militare"

Thriller in caserma per il regista Simon West, inglese a Hollywood. Oggi sugli schermi di Natale. Con James Woods

di Mariuccia Ciotta

U n cineasta inglese a West Point, Simon West, per continuare l'opera del connazionale Ridley Scott e dire del machismo da sigarone ficcato in bocca, o in qualsiasi altro posto, come suggeriva il Soldato Jane.

Savannah, Georgia, set umido, torrido e indolente, luogo di misteri ultra-terreni in Mezzanotte nel giardino del bene e del male. E dove il regista di Con Air - ex apprendista montatore alla Bbc, ex pubblicitario - ambienta La figlia del generale, "storia gotica", che vale per il gioioso incastro d'attori, il ritmo da thriller paranoico e la mitragliata di battute, che a volte s'inerpicano fino alla surrealtà. John Travolta è Paul Brenner, massiccio investigatore militare dal birignao sudista di cui va fiero. L'ex Tony Manero conserva quella curva monellesca quando ride, un nonsoché di complicità con tutto ciò che c'è di buono al mondo, per cui lo seguiamo nella sua indagine dentro il marciume dell'accademia militare.

La figlia del generale, il capitano Elisabeth Campbell (Leslie Stefanson) è stata legata nuda a quattro paletti in un campo d'addestramento e strangolata. La trovano così, una notte. La violenza sessuale è simulata, o meglio è un replay di quel che accadde qualche anno prima.

Demi Moore era uscita viva dal corso speciale per marines, decostruendo sullo stesso terreno la logica in divisa. Il soldato Jane introduceva la figura del civile in battaglia, rendeva la guerra irriducibile all'essere umano. E così La figlia del generale prosegue nello smantellamento della sintassi bellica. "Ci sono tre modi per fare una cosa: quello giusto, quello sbagliato e quello militare", leit motiv di West Point che fa quadrato intorno all'omicidio di un soldato che "per pisciare deve accovacciarsi".

Omertà da caserma. Ma qui c'è di più. Anche il generale "Fighting Joe" Campbell (James Cromwell, il fattore di Babe) un mito per l'investigatore bostoniano Brenner (lo consolò in Vietnam con una battuta sui Red Sox) copre l'omicidio della figlia. Il capitano Elisabeth era così bella, generosa, la più brava di tutti, tanto che Brenner le regalò, dopo un miracoloso cambio di gomma alla jeep, un cestino di caramelle-saponette rosa. Il duetto tra i due è essenziale. Lei si risente per il regalo maschilista, e lui improvvisa un discorsetto di schiuma e di profumi che lo fanno sembrare gay. Gay come James Wood nella parte del colonnello Moore, stupenda performance di sfumature. Dal tono sprezzante a quello flautato, fino al grembiule da cucina legato intorno alla giacca piena di medaglie. Moore sa cosa accadde davvero a Elisabeth. Qualcosa di peggio dello stupro, di peggio della morte. Qualcosa che non è un reato secondo il "modo militare".

Il film (rifiutato dalla Mostra di Venezia '99) è teso, sovraccarico di segni e segnali, una sceneggiatura con cui si potrebbero fare almeno due film, ma va dentro West Point spalancando sequenze noir, sprazzi d'allucinazione, schegge di Aldrich e dei suoi "ragazzi del coro". Il corpo bianco di Elisabeth inchiodato a terra, Barbie sacrificale, eroina arruolata in un "suo" esercito, che non è quello del padre-generale. Simon West ricompone una coppia eastwoodiana, John Travolta e Madeleine Stowe (L'ultimo dei mohicani di Michael Mann), il detective e la detective amici-nemici, che si dividono le "intuizioni". Stowe si prende la parte di alter ego del capitano Elisabeth. Anche lei rischia un corpo a corpo definitivo, ma è una strizzacervelli e sa come ridurre a puffo un ragazzone tronfio.

Nel luogo sinistro dell'inchiesta, si muove leggero con la sua faccia infantile Timothy Hutton (Oscar per Gente comune di Redford), spiritello della caserma. Elemento escluso, che mai osò penetrare nella stanza dei "giochi" di Elisabeth, covo da serial killer: manette, fruste, maschere, porno cassette. Tutti i soldati se la spassavano con la figlia del generale. Che lo faceva solo per papà. Per fargli vedere l'applicazione pratica del regolamento. Così disse anche Adolf Eichman, ragioniere del Terzo Reich.


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