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La Repubblica
13 dicembre 1999

In morte del soldato Winchell
Ucciso perchè gay
Clinton: "E' una mia sconfitta". Assassinato a 21 anni dai suoi compagni. La Casa Bianca: "L'America non rispetta le diversità"

dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI

WASHINGTON - Non abita più nessuno, nella casa di Billy, altro che i fantasmi delle promesse mancate e di un soldato morto. È un Natale di spettri in casa Clinton, la moglie ormai lontana a New York, la figlia in California con gli amici, il vice Al Gore che, come l'apostolo Pietro di un Vangelo molto minore, rinnega il maestro ogni giorno per cercare di salvarsi il collo dai farisei dei sondaggi, e ora un ragazzo di 21 anni in uniforme che Clinton teme di avere ucciso per viltà politica. Nella sera di una giornata politica ormai alla fine, tornano i rimpianti delle cose non fatte e Clinton finisce da dove aveva cominciato, nel cerchio del tempo perduto che si chiude: ricomincia dalla tolleranza, dai gay nelle forze armate, simbolo forte e iniziale del suo essere progressista divenuto invece il simbolo del suo essere opportunista. "Il mio tentativo di integrare i gay nell'esercito non ha funzionato", ammette e non è una grande ammissione, mentre un soldato è condannato per avere spaccato la testa a un commilitone gay con una mazza da baseball, mentre dormiva. Fu la sua prima iniziativa, nell'inverno delle speranze di 7 anni or sono, quando la famiglia Clinton entrò alla Casa Bianca, per dare subito alla nazione il segno forte del suo essere "di sinistra", in un tempo nel quale essere di sinistra è diventato più questione di comportamenti che di provvedimenti. Aveva ordinato al Pentagono di accettare e integrare gli omosessuali maschi e femmine nei suoi ranghi e i generali avevano fatto quadrato. Lo avevano costretto a ritirarsi dietro un ipocrita ordine di "non chiedere e non dire", un far finta di nulla che ha solo peggiorato le cose. "È successo il contrario di quello che volevo ottenere", confessa Clinton nella sincerità della sua crescente solitudine ed è vero: quando prese il potere, il Pentagono espelleva 682 gay e lesbiche all'anno. Nel '99 ne ha espulsi 1.200, quasi il doppio. E questi sono i fortunati. Quelli sfortunati, come il soldato semplice Barry Winchell di 21 anni, escono dall'esercito dentro una bara. "Quando ho saputo della morte del soldato Winchell", mormora Clinton in un'intervista televisiva di questi giorni alla Cbs "ho sentito quell'omicidio come una sconfitta mia, come un morto sulla mia coscienza, perché avrei dovuto avere più coraggio, più forza nell'imporre l'integrazione al Pentagono". Ma ormai è tardi, per un Presidente condannato a consumare gli ultimi 12 mesi che gli restano prima della pensione nel vuoto di un potere nominale e non più reale. Ed è tardi soprattutto per Barry Winchell, il paracaditista della 101esima Divisione Aereotrasportata che i compagni nella base di Fort Campell, in Kentucky, sospettavano di essere un "faggot", un "frocio". Nessuno potena chiederglielo esplicitamente e lui non poteva ammetterlo, perché gli ordini della Casa Bianca lo vietavano, "don't ask, don't tell", non domandare e non confessare e nel miasma del silenzio, l'odio fermenta. Il soldato Barry fu visto una sera in un locale molto disinvolto, dove si esibiva un famoso travestito che si faceva chiamare "Calpurnia". Il giorno dopo, nella corsa di addestramento, il sergente istruttore faceva cantare ai suoi parà una canzoncina che diceva: "C'e una checca tra di noi, fallo fuori se tu puoi", e qualcuno lo prese come un ordine. Il soldato di prima classe Calvin Glover decise di lavare l'onta della 101esima divisione con una mazza da baseball, pestando Barry a morte, una notte in camerata. "Se fossi stato più chiaro, più deciso, se non avessi avuto paura di inimicarmi le gerarchia militare -dice ora Clinton - il soldato Barry sarebbe ancora vivo". Ma c'erano i sondaggi, in quell'inverno delle illusioni 1992- 1993, che gridavano contro l'integrazione degli omosessuali nelle forze armate, c'erano i sospetti della destra che Bill e Hillary fossero i portatori di una "nuova immoralità" al vertice del potere, c'era il segreto privato di un Presidente che già allora sapeva di portare dentro di sé le debolezze di una personalità che gli avrebbe impedito di essere non soltanto la guida politica, ma il pastore civile di una nuova America. Clinton cedette ai sondaggi, alle stellette sulle spalline, ai suoi demoni, al suo bisogno di andare d'accordo e fece marcia indietro. E ora, nella sera della sua solitudine, i fantasmi della sua debolezza tornano a chiedere il conto. "Forse quelli che verranno dopo di me, forse un nuovo Senato e una nuova Camera avranno la forza di imporre ai militari quello che già esiste nella società civile, la accettazione della diversità". I tecnici delle macchinazioni elettorali sostengono che questa riesumazione tardiva è appunto un fiore politico offerto alla moglie lontana, a quella Hillary che non ha voluto neppure partecipare al presepe natalizio annuale della sacra prima famiglia e accendere con il marito l'abete nazionale, dietro alla Casa Bianca, come avveniva da decenni. Le cronache registrano il fatto che la Lady, ormai moralmente traslocata, ha lanciato per prima la polemica contro il "non chiedere e non dire" voluto dal marito, e il marito in pre-pensionamento l'ha seguita, per farle un favore, per farle un regalo natalizio politico. Ma chi conosce "Bubba", come lo chiamavano nel sud, il ragazzone Billy, l'adolescente incurabile della Casa Bianca, sa che in questa rivisitazione del tempo perduto c'è molto più delle astuzie e dei giochi di sponda politici. Clinton aborre la solitudine, il silenzio. Vive di rimbalzi, di echi, di pubblico, ha bisogno di avere accanto qualcuno che lo ascolti, ha bisogno di quello che ha sempre meno, nella Casa Bianca degli spettri. Al Gore, che aveva ottenuto di fare colazione con il capo ogni martedì, minacciando scenate e bronci in pubblico, diserta la casa vuota e, lo dice Clinton, "putroppo non si fa più vedere e mi manca". I sondaggi dicono che deve prendere le distanze da Clinton, se vuole sperare di sedersi sulla sua poltrona. I lobbisti, parassiti, succhiaruote del potere che sgomitavano per giocare a golf con il Presidente ora sono pieni di impegni improrogabili e Clinton è ridotto a smazzare con gli agenti della scorta. Può fumare più spesso il sigaro in casa, ora che Hillary è via, ma anche i sigari non profumano più di buoni ricordi, dopo Monica. Quasi ogni giorno, nella casa vuota, c'è un party d'addio per un collaboratore, che se ne va e incassa il prestigio residuo della Casa Bianca per un posto migliore. Faranno ancora una riunione di famiglia per il giorno di Natale, un presepe fotografico Bill, Hillary e Chelsea giusto per le telecamere. E poi tutti via, per la loro strada nel 2000, lontani da Billy che viaggia, fuma, ricorda e rimpiange anche la vita di un soldato gay che nell'angoscia della sua vita politica alla fine, si è convinto di avere ucciso.


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