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La Repubblica 01/11/1999
Turco: "Rispetto per il Papa
ma no alle interferenze"
Il ministro della solidarietà:
questo governo ha ereditato un welfare disastroso

di CARLO CHIANURA

ROMA - "Ho rispetto profondo per le parole del Papa, che vanno sempre ascoltate. Ma una cosa è l'autonoma e legittima testimonianza di valori, un'altra l' azione dello Stato. Detto questo, credo che sia assolutamente necessario e urgente superare gli steccati e le contrapposizioni su temi come la famiglia o la scuola". Livia Turco è ministro della solidarietà sociale dal 1996. Cattolica di formazione, diessina di appartenenza politica, Prodi l'ha nominata e D'Alema l' ha riconfermata. In tre anni e mezzo ha lavorato per rimettere mano alla politica dello Stato sulla famiglia, in un paese che ha il più basso indice di natalità del mondo e probabilmente la peggiore tradizione di politiche per la famiglia, nonostante cinquant'anni di governo democristiano. In due giorni Giovanni Paolo II mette in discussione due capisaldi dell'azione di governo, quello sulla scuola e il secondo sulla famiglia. Signora ministra, è vero che lo Stato fa poco per la famiglia? "Mi posso scandalizzare?", tenta di sdrammatizzare Livia Turco. "Mi unisco alle parole del Papa sapendo quanto è bello avere un figlio. Ma devo subito aggiungere che la libertà di ciascuno va rispettata: credo che questo sia un punto di non ritorno per le madri, come testimonia la storia del movimento delle donne, ma anche per i padri". Sta di fatto che questa libertà di scelta ha portato a ridurre ai minimi storici gli indici demografici. "E io non sarò tra coloro che affermano che ciò sia un bene in sé. È vero, lo Stato deve fare di tutto affinché le coppie che vogliono affrontare la maternità e la paternità possano superare gli ostacoli che indubbiamente ci sono". È quello che il Papa direttamente vi invita a fare. "E io sono d'accordo, anche perché da Giovanni Paolo II vengono indicazioni di valori forti e importanti, che interpellano direttamente la cultura dei laici. Sui valori della nascita o sulla compatibilità tra tempi di lavoro e tempi della famiglia il Papa ha pronunciato parole molto moderne". E però... "Ripeto le riserve che ho già espresso: lo Stato deve rispettare le sue leggi, a partire dalla Costituzione, non deve subire interferenze e deve dar conto del pluralismo culturale e della necessaria mediazione tra le diverse culture". Il Papa si dice addolorato anche per una decisione della Regione Lazio che a suo avviso equipara i diritti delle coppie sposate con le coppie di fatto. Lei che cosa ne pensa? "Credo che esistano due livelli di problemi e anche qui lo Stato deve poter agire senza interferenze. Il primo livello è la definizione giuridica della famiglia: la nostra Costituzione afferma che la famiglia è fondata sul matrimonio. Il secondo livello è quello delle politiche sociali, per le quali lo Stato deve agire senza discriminazioni, come stabiliscono gli articoli 2 e 3 della stessa Costituzione. Cioè se lo Stato deve aiutare un bambino, deve poterlo fare sia se questo bambino è nato da un matrimonio, sia se è nato da una coppia non sposata". Sembra a volte che le gerarchie intermedie siano più critiche del Vaticano nei confronti del suo governo. "A volte, lo dico senza intenti polemici, nella Chiesa si assiste a un'iniziativa più direttamente politica. Io sono consapevole che abbiamo ereditato un welfare che ha sempre ignorato la famiglia, ma è vero anche che ci siamo mossi. Si può dire che è un'azione insufficiente, che va ampliata, ma certo una cosa è l'incoraggiamento, un'altra il vedersi sempre bacchettati". Di che cosa parliamo in concreto? "Il fisco italiano è sempre stato nemico della famiglia. La nostra politica ha portato le detrazioni per i figli da 180.000 a 408.000 lire annue, cui si aggiungono altre 240.000 lire per i bambini fino a tre anni. Oltre al versante monetario si aggiunge quello dei servizi all'infanzia e alla famiglia, come gli asili nido, la legge quadro sull' assistenza e le politiche sociali che ha stanziato in Finanziaria 2300 miliardi, la legge sui congedi e in generale sui tempi della famiglia. Senza dimenticare quella legge 285 che ci sta permettendo di spendere 900 miliardi in tre anni per i bambini e la famiglia e quella legge che destina da uno a tre milioni di lire alle neomamme casalinghe o lavoratrici precarie". Che fa, accusa la Chiesa di alzare costantemente il prezzo? "Guardi, che la Chiesa faccia richieste pressanti è assolutamente legittimo. Non nascondo neanche che ogni tanto ringrazio il Papa per lo sconquasso salutare che getta tra le forze politiche su questioni che spesso non sono né al primo né al secondo posto dell'agenda politica. Altra cosa è che alcuni vescovi, alcuni organismi, non riconoscano la strada fatta, spesso anche controcorrente". Controcorrente rispetto a chi? "Noi dobbiamo prendere atto che ci sono legittimamente nella società italiana posizioni molto differenti da quelle della Chiesa e che esistono persone laiche e di sinistra anche offese dal fatto che un governo di centrosinistra abbia affrontato il nodo della famiglia con una attenzione che nessun governo aveva avuto nel dopoguerra "..Sembra che lei si voglia riferire anche alla questione della scuola cattolica. "Anche. C'è voluto coraggio a sfidare i sentimenti e le opinioni profonde di quella parte del paese che ritiene non debba esserci nessuna forma di intervento dello Stato nella scuola privata. Ora, io sono tra chi ritiene che il servizio pubblico non coincida solo con quello statale, perché è vero che le scuole private in alcuni casi svolgono una funzione di qualità. Però il testo Berlinguer è una mediazione significativa oltre la quale mi sembra difficile andare".


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