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La Repubblica
18 ottobre1999

Famiglie di fatto e coppie gay la guerra Milano-Roma

Criteri diversi per i sussidi tra Lombardia e Lazio Dopo il caso francese si riaccende lo scontro sul riconoscimento delle unioni "irregolari"

di MARINA GARBESI

ROMA - La Lombardia governata dal Polo e dal cattolico Roberto Formigoni che premia con 100 miliardi le famiglie bisognose ma "regolari". Niente coppie di fatto, fuori i gay. Critiche da sinistra: depennate anche divorziati? Il Lazio, amministrato dal Centro-sinistra, che invece estende l'aiuto alle unioni non legali ma poi precisa che, tra queste, gli "omo" non sono inclusi. Chiesa e Centro-destra avevano già gridato allo scandalo. Alla "discriminazione dei normali". Il presidente ulivista Piero Badaloni, anche lui cattolico, si è così affrettato a chiarire: ci siamo attenuti al decreto legislativo sul redditometro, lì di coppie gay non si parla. È l'agitata cronaca politica di questi giorni, in Italia, resa più fibrillante - è ovvio - dalla scadenza elettorale regionale dell'anno prossimo. Si alza la voce, si rafforzano gli steccati, si tentano anche mediazioni ed equilibrismi. Le nuove "famiglie" senza marchio legale aumentano - più lentamente del Nord Europa, ma sono pur sempre un bacino di voti da non sottovalutare - e restano oggetto di perenne controversia. Neanche una settimana fa la Francia ha approvato il "Pacs", contratto tra coppie non regolari ("omo" inclusi) che sancisce diritti e doveri, dall'eredità all'obbligo di cura reciproca. Hanno applaudito le sinistre, anche in Italia, sono inorriditi Vaticano e Polo (ma pure il Ppi). Da noi esistono ben sei proposte di legge giacenti in Parlamento da anni, che riconoscono le "famiglie fantasma": oggi 340 mila coppie, 200 mila nel '93. Dopo due anni di convivenza potrebbero scattare i diritti-doveri, ma quei testi sono congelati, come s'è arenata l'idea di un registro delle unioni civili. Bologna, a gennaio, governata ancora dalla sinistra, escogitò un'"anagrafe delle unioni d'affetto". Visto che la famiglia, per definizione, è anche "vincolo affettivo" oltre che parentale, due gay come due anziani possono registrarsi. Sperando, in futuro, di guadagnar punti nei bandi per gli alloggi popolari. Al momento, però, ci si limita a "fotografare l'esistente". Ma è già un segnale d'apertura, per l'Arcigay, nella città che vide abortire il primo tentativo di allargare a tutti i bandi per le case. Complessa senza dubbio la situazione italiana: quarant'anni di pronunce di Cassazione e Corte Costituzionale, ma pochi i diritti garantiti a chi non certifica un matrimonio. Finora, solo quello di subentrare al partner morto nella casa in affitto, se questo era intestatario del contratto. Non si contemplano eredità, assistenza sanitaria, condivisione del patrimonio. Eppure, da quando l'adulterio ha smesso di essere reato, il problema sussiste. A cominciare dalle decine di migliaia di famiglie ricostituite. Alla Camera è passato il diritto alla fecondazione assistita (omologa) per le unioni di fatto, ma non si sa che fine farà al Senato. Il ministro delle Pari Opportunità, Laura Balbo, sponsorizza il riconoscimento delle coppie gay ("Non siamo fuori dalla Costituzione"). Ma le resistenze sono fortissime e, per quanto riguarda gli "omo", al momento insuperabili anche per ammissione dei ds. Ma c'è per esempio Alessandra Mussolini, An, che si distanzia dal suo partito e si schiera a favore del registro delle unioni civili. La Regione Lombardia sceglie di promuovere "gli stili di vita positivi ispirati alla stabilità familiare". Formigoni nega il veto per i divorziati (80 miliardi sono previsti per gli alloggi), ma la sinistra non gli crede, e promette una pioggia di 400 emendamenti. An, nel Lazio, la butta sul sarcastico: "Chi distinguerà un'unione di fatto da una coppia momentanea? Forse i portieri?". I gay, tenuti fuori, non reclamano. Si accontentano di una politica di piccoli passi. La romana Giulia Rodano, ds, ricorda che la legge "tutelerà coppie povere sposate e non, che hanno anziani in cura, bambini in affido, madri nubili con figli handicappati, padri separati con figli, vecchi non autosufficienti". "Per favore, lasciamo stare le ideologie per una volta", propone la popolare Rita Padovano. Auspicio improbabile, in questa materia.

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